lunedì 26 aprile 2010

Io e Nicolaj


Treno 26, carrozza 13, letto 19. Mi sono svegliato presto, saranno state le sette o giù di lì. Angosciato dai mostri deformi, rinfrancato dalla scoperta che li ho solo sognati, riesco a riaddormentarmi per un po’, prima del soprassalto.
È pop melodico russo sparato a tutto volume dalla filodiffusione, o meglio dal gigantesco altoparlante nascosto dalle tendine, appena sopra la finestra. Sono le otto e un quarto e la giornata inizia bestemmiando. Mi aggrappo alla manopola, che è al massimo. Colpa mia: ieri sera devo averla girata dalla parte sbagliata, a impianto spento. Nicolaj era già sveglio e non si lamenta. Se ne sta sdraiato sul fianco destro, ogni tanto apre un occhietto e mi scruta. Sono stato fortunato: è la seconda volta che condivido una carrozza da quattro con una sola persona. Nessuno salirà da qui a Novosibirsk: ne sono quasi certo.
È un personaggio, Nicolaj. Classe 1936, fa il fisarmonicista errante. Con lui la lingua, più che ostacolo, diventa sfida e divertimento. Luda, la mia prima compagna di viaggio, sapeva l’inglese. Lui no, parla solo russo. Per capirsi bisogna ricorrere al linguaggio universale dei segni. Che poi così universale non è. Sfregare pollice e indice indica i soldi, ma mica dovunque. Scrolli la testa in segno d’assenso, e in alcuni paesi significa “no”. Al contrario, in India sembra che dicano “no” e invece quello stesso movimento significa “va bene”. E così via.
Molti non comprendono il gesticolare italiano. E allora, se non ci si intende né a parole né a gesti, che si fa? S’im-provvisa. Parlando ognuno nella propria lingua, e chissà che non ci scappi qualche possibilità d’intesa, una scintilla d’intuizione. Gesti & suoni: l’alchimia alle volte funziona. Io e Nicolaj ci intendiamo così.

sabato 20 marzo 2010

Un pomeriggio all'Archeoart

Dopo Bolzano, Trento, Padova, ora ancora Bolzano e mercoledì prossimo a Firenze con Avventure nel Mondo, aspettando Vicenza e Verona: divertente, specie se nessuno si alza e se ne va prima della fine della conferenza...

sabato 13 febbraio 2010

Vagabonding/ Libri e viaggi


MOSCA-PECHINO IN TRANSIBERIANA, MA SENZA PARTIRE

E' un attraversamento disincantato di spazi che a dispetto della globalizzazione riescono ancora a sorprendere, quello di Cagnan. Troppo fagocitato il ritmo, per concedere placide immersioni nei luoghi. Note impressionistiche, dunque, che aprono finestre su realtà e scenari lasciando intatta la curiosità di chi ne fruisce. E' anche questo un modo per fare "letteratura di viaggio", disseminando nel racconto diaristico spunti-stimolo per possibili approfondimenti. Garantendo che, comunque sia, ne vale la pena.

Roberto Duiz su Alias, supplemento del Manifesto

lunedì 25 gennaio 2010

Transiberiana: mito in valigia

Dice Tolstoj da qualche parte nell’Anna Karenina che il destino del popolo russo è quello di conquistare e civilizzare con i suoi contadini le grandi terre a Est. È il loro lontanissimo Far East, così come la conquista dell’ovest nordamericano ha determinato la storia e la cultura degli Stati uniti. Solo che, a differenza della West Coast, dove a un certo punto i cowboy si sono dovuti fermare causa oceano e adesso ci sono i Mc Donalds, i territori a sinistra di Mosca – che poi, ricordiamocelo, sono la stragrande maggioranza del paese – sono ancora di fatto, soprattutto nell’immaginario nostro e loro, terra di conquista e di mistero. Una grande macchione verde sul mappamondo. Tagliato da una linea ferroviaria-mito.

Transiberiano è il campo d’azione di Paolo Cagnan, giornalista e viaggiatore veneto (regione di esploratori) che nelle “Cronache semiserie” di Con tutti i posti che ci sono, parte sull’unica ferrovia che si vede dalla luna. Vuole scoprire cosa c’è di vero dietro i tanti miti della frontiera euroasiatica e anche, come molti noi, cosa sta succedendo nell’ex Urss, il grande mistero politico-geografico di questi anni. Il suo piccolo libro è divertente perché ispirato e ironico, pieno di dati interessanti – ad esempio quelli sull’inquinamento e la circolazione di rifiuti tossici – e perché ci racconta un turismo autarchico e in controtendenza.

Cagnan sceglie volutamente di viaggiare in modo lento e disagiato, non particolarmente economico. Nell’epoca in cui ogni secondo degli all inclusive è programmato, si condanna a guardare per ore lo stesso bosco scorrente di betulle, se non addirittura lo stesso cartello in cirillico, fermo in una stazione per l’ennesimo controllo di confine. E se in altri più coreografici continenti anche i paesaggi si valutano in euro lui snobba hotel e centri storici e va dormire nei B&b – o con lo scambio-caso – nelle periferie. È così che si incontrano i russi di oggi. I russi che in treno mangiano e bevono, ridono e fanno la doccia.

Con pazienza e grande apertura mentale, Cagnan smonta attraversando la Comunità degli stati indipendenti e poi la Mongolia stereotipi e sentito dire. Vince perfino il tic snobista di tanti scrittori-viaggiatori, e arriva a sopportare l’idea di non essere l’unico a viaggiare così, accettando che i viaggiatori transiberiani siano oggi una piccola tribù, in parte italiana. Gente che il gran viaggio lo fa da giovane e alternativa o da neopensionato iperattivo, o come coronamento del sogno di una vita. Un po’ ne conoscerete anche attraverso il blog dell’autore o attraverso piccoli tour operator specializzati come metamondo o Transib. Un libro perfetto anche per conoscere la collana Vallecchi Off the road. Fra i cui titoli mi stuzzicano anche L'Atlante americano di Giuseppe Antonio Borgese e il Viaggio in Etiopia e altri scritti africani di Malaparte/La Foglia…

Gianfranco Raffaelli, Viaggi di Carta
Corriere della Sera

http://viaggidicarta.viaggi.corriere.it/

lunedì 21 dicembre 2009

Misteri circensi


Ho scattato questa foto nel cimitero di Novodevichy, accanto allo splendido monastero. Mi sembrava il monumento all'ubriacone, o qualcosa di simile. L'altra sera, alla presentazione di "Con tutti i posti che ci sono..." a Palazzo Roccabruna a Trento, una gentile e simpatica signora ucraina mi ha detto di chi si tratta. "E' un signore famoso, l'ex direttore di un circo molto conosciuto". Mi ha anche detto il nome, ma nella sorpresa della rivelazione... me lo sono scordato. Accanto alla statua, anche se nella mia foto non si vedono, c'erano anche un cagnolone accucciato, e una bottiglia - penso di vodka. Mi avevano colpito i fiori freschi. E adesso mi piacerebbe sapere chi è quell'altro signore sullo sfondo, questa volta in piedi...